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Istmo barlume d'oriente

Le vicende dello spettacolo non hanno un luogo specifico, tutto accade sulla terra intermediaria di una cittā immaginaria collocata tra la superficie della terra e la faccia del cielo. Un re ed una sacerdotessa compiono un viaggio segnato dal dolore e dalla perdita del potere terrestre. Le figure si annichiliscono per ritrovarsi nell'essenza. Ombre e spettri inseguono l'anima; un rito di separazione: separazione dalle viscere della madre, dalla dimora dell'anima e dal proprio mondo.
Lo spettacolo č una sorta di prolungamento dell'anima fatto di luce, musica, danza, canto, parole, costumi, oggetti e recitazione, tutti sono fusi in un mondo simbolico.

"... Sulla scena nuda ci sono solo gli elementi fondamentali (che giā Peter Brook ha reso protagonisti). L'unica trasformazione č data dai costumi belli e cangianti di Laura Rubino e sotto il riflettore dalla pelle accaldata del danzatore evaporano gli umori astrali della purificazione."
Gianfranco Capitta
"il Manifesto" 21 Giugno 1988

"... teatralmente parlando, rispetta in pieno i canoni del teatro povero e di quello immediato totale, non senza, comunque, un ottimo uso di mezzi tecnici, quali il nastro magnetico e le luci."
Sandro Damiani
"La Gazzetta di Firenze "19 Marzo 1989

"... lo spettacolo si basa sui segni e sistemi dei segni per realizzare un'opera che appartiene al nuovo teatro: il teatro del teatrante. Č una sorta di teatro che tende a scrivere lo spettacolo direttamente nello spazio scenico, pur usando la lingua italiana, araba e turcmena, per arricchire ed esaltare la presenza della lingua parlata e, al tempo stesso, non č basato sull'interpretazione del testo letterario..."
Sabri Hafir
"Al Arab" Londra 16 Agosto 1988

© 2005 Roberta Bongini