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La
composizione drammaturgica dello spettacolo ha preso spunto
dall'improvvisazione, dal lavoro quotidiano dell'attore,
e si è via via sviluppata e maturata come struttura che
ha preso senso drammatico mediante l'incontro con la poesia
ed i suggerimenti orientativi del regista. Tutti gli elementi
presenti nello spettacolo costituiscono i fili da cui si
è intrecciato il tessuto del testo globale. Le immagini
ed i pensieri, prolungati mediante i movimenti, i gesti,
le voci, i suoni e le trasformazioni degli oggetti, sono
qualificati come un linguaggio articolato con la logica
sensoriale, pensando ad una poesia del teatro, non perché
la poesia è presente nello spettacolo, ma perché il linguaggio
dello spettacolo è composto di movimenti e misurazioni equivalenti
alla composizione di un verso, di una poesia nello spazio,
dove i tempi, i ritmi, i movimenti sono innervati nelle
immagini e nelle azioni concrete. Non si tratta dell'interpretazione
della poesia, è un modo invece per fare abitare la poesia
nella struttura globale dello spettacolo senza cercare un
suo senso dall'esterno. È una "poetica dell'azione" che
è una sorta di operazione che attinge alla metafisica, trattando
frammenti dell'esistenza umana; accostandoci così alla poetica
della parola come la intendeva Quasimodo.
Kassim
Bayatly, poetica d'attore sui versi di Tagore e Quasimodo
"...Questa ultima produzione del drammaturgo e regista iracheno
nasce dall'improvvisazione intorno alla poesia di Salvatore
Quasimodo e di Tagore. La Bongini interpreta tutti i mutamenti
interiori di una donna in fuga, che porta con sé, coi vissuti,
stati d'animo e desideri. Una donna al presente quando sulla
scena incarna un linguaggio incentrato sulla "poetica dell'azione":
l'attore, cioè, agisce su una struttura drammaturgica fatta
di azioni, pensieri, oggetti e, per determinati temi come
la solitudine, la fuga, la ricerca dell'esilio, offre variazioni
sul tema."
Emanuela Ulivi
"La Nazione" mercoledì 8 Aprile 1998
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